Bagni Masino


“Arrivando alle terme, verrai accolto con bonaria cortesia dal locandiere; e benché l’albergo sia rozzo e disadorno, tanta è l’amenità del luogo, pieno di fessure, dove si riposa quasi a ciel sereno, non arrecano verun pregiudizio a chi vi dorme, ma tutto sembra grazioso e salutare”1. 1-Orsini

Immersi in una foresta di faggi secolari, a breve distanza dall’abitato di San Martino, si trovano i Bagni di Masino. Totalmente circondati dalla natura, rappresentano il luogo ideale per chi desidera prendersi una pausa lontano dalla frenesia della città. Fin dall’antichità sono lodate le straordinarie proprietà curative dell’acqua calda che sgorga dalle rocce.


Leggenda narra che questa sorgente di acqua termale fu scoperta casualmente da un pastore, che vedendo allontanarsi ogni giorno una delle sue mucche, decise di seguirla, scoprendo con grande meraviglia che andava ad abbeverarsi ad una fonte di acqua calda. I bagni della Val Masino rappresentano una parte della storia di questa valle, come qualcosa di prezioso custodito proprio in fondo alla stessa.
Per anni è stata il passatempo di molti nobili che venivano da tutta Italia con lo scopo di trovare pace e riposo nel verde delle montagne.
LA STRUTTURA è ATTUALMENTE CHIUSA.

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Storia Alpinismo


La storia dell’alpinismo del gruppo Masino-Bregaglia è sempre stata di fondamentale importanza per tutta la valle. I primi alpinisti furono di nazionalità inglese. La cima più elevata e importante è quella del monte Disgrazia (3678m) che fu scalata da Kennedy, Stephen e Cox il 24 agosto 1862 sancì l’inizio dell’alpinismo nel Masino.

Altre vette, altrettanto importanti, furono la Cima Castello, il pizzo Cengalo, mentre nel 1867 fu raggiunta la vetta del pizzo Badile. Nel 1881, Cernuschi e Baroni raggiunsero per la prima volta i Corni Bruciati e il pizzo Torrone occidentale l’anno dopo. Lurani viene ricordato tutt’ora per i completi e attendibili rilievi topografici effettuati durante il suo periodo di attività ed infatti fu dato alle stampe, nel 1882, Le Montagne di Val Masino prima monografia interamente dedicata a questo gruppo montuoso.


Negli anni a venire si distinsero altre guide come l’engadinese Klucker che durante la sua attività raggiunse il Pizzo Torrone orientale nel 1882, la Cima Cantone nel 1891 e altre tante vette e nei primi decenni del novecento si susseguirono molti alpinisti nella salita dello spigolo nord del Pizzo Badile.

Nel corso di questi anni il livello tecnico delle scalate aumentò notevolmente arrivando all’apice con la scalata della parete nord-est del Badile. L’epoca esplorativa terminò nel 1959 e da qui in poi gli alpini si dedicarono a linee sempre più difficili e alle ripetizioni invernali sui severi versanti di queste montagne. L’alpinismo, in Val Masino, tiene il passo di quello mondiale.

Sasso Remenno


Sasso Remenno
Con i suoi 500.000 metri cubi il Sasso Remenno è il più grande monolito d’Europa. Nato dalla frattura di alcune pareti del monte Lobbia, in seguito al ritirarsi di un ghiacciaio, domina la parte centrale della Val Masino. Anni orsono, veniva sfruttato dagli abitanti che tagliavano il fieno presente sulla piatta sommità.

Per via della qualità non eccezionale della roccia, non fu mai interessato dall’attività estrattiva. Una vera fortuna per gli scalatori che da qualche anno a questa parte, a mani nude, con magnesite e scarpette da arrampicata, scalano questo imponente masso sfruttando le piccolissime asperità della roccia e la sua famosa aderenza.

Questa imponente valle si è estesa nel tempo a pareti di ogni difficoltà ed inclinazione, sia sul Remenno che su altri massi circostanti e ogni anno moltissimi scalatori provenienti da tutto il mondo, vengono qui per mettersi alla prova con la roccia stessa.
Ad oggi rappresenta la palestra naturale di arrampicata più grande d’Europa.

 



Val di Mello


Val di Mello
Le passeggiate della Val di Mello sono una delle “attrazioni” più importanti a livello turistico di tutta la valle. La Val Masino è conosciuta per molteplici attività sportive che ogni anno portano grandi flussi di turisti da ogni parte del mondo, ma la Val di Mello non è da meno. Turisti locali e non, passano gran parte dei mesi più caldi di ogni anno in Val di Mello, rilassandosi piacevolmente in un contesto di assoluta pace incastonato tra le montagne verdi, i percorsi d’acqua azzurra e l’aria pura che solo queste montagne possono offrire.

Il mix ideale per passare una vacanza, ma anche solo un momento di relax durante la giornata. Una delle escursioni che vanno sicuramente fatte è quella che raggiunge la Casera di Pioda. Lasciandosi alle spalle San Martino, si prosegue fino al parcheggio a circa 1030m dove il tracciato si trasforma in una comoda mulattiera che si snoda poi tra cortine di larici e radure.


 

 

Qui si può notare e sentire il perfetto connubio tra la natura e l’antica mano dell’uomo che negli anni ha apportato le sue modifiche. Oltrepassato il nucleo di Cà Rogni, si potranno notare stupende pozze d’acqua azzurra. A 1092m, il grande prato di Cascina Piana, dominato dal monte Disgrazia, vi permetterà di fermarvi, se vorrete, in uno dei due ristori presenti sul versante montano.

Lungo il sentiero, dopo aver passato il rifugio Allievi, ci si ritrova alla Rasica, ultimo maggese della vallata. Lasciata a sinistra la Val Torrone, si supera un ponticello, si rientra per l’ultima volta in un folto e suggestivo bosco, fuori dal quale si potrà finalmente vedere la Casera di Pioda (1559m), circondata da un selvaggio, imponente anfiteatro di pareti.

Preda Rossa

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Preda Rossa
Il piano di Preda Rossa, dominato sullo sfondo dalla mole massiccia del Monte Disgrazia, costituisce uno degli scorci più suggestivi di tutte le Alpi centrali. Lasciandovi alle spalle l’Alpe di Preda Rossa, vi troverete davanti a quest’altipiano erboso e pianeggiante, interrompendo così i toni aspri e scoscesi dei rilievi montani.

Qualche millennio fa, la piana era un lago sbarrato da frane laterali. Col passare del tempo, a causa dei limi finissimi trasportati dal torrente che nasce dal ghiacciaio Preda Rossa, la conca si riempì fino a sviluppare la valle che oggi possiamo ammirare. Il paesaggio, inoltre, è arricchito dalla diversa natura delle rocce che sovrastano la piana.

Sulla sinistra dominano le grigie, lisce placche di granito tipiche della Val Masino, mentre sul versante opposto dominano blocchi di serpentino di color rosso. A dimostrazione dell’importanza paesaggistica e naturale di questo sito ambientale, nel 2005, il piano di Preda Rossa è stato iscritto nell’elenco dei SIC (Siti d’Importanza Comunitaria).



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